Passeggiando per Montevideo è facilissimo imbattersi in un carretto a due ruote trainato da un cavallo, generalmente guidato da una o due persone, pieno di enormi sacchi bianchi. La prima volta in genere si pensa che siano persone che per lavoro trasportano cose e, vista la loro condizione, che questo lavoro non gli renda molto. La seconda volta ci si rende conto che quella che trasportano è immondizia e, infine, capiterà di sicuro di vedere qualcuno che scende dal "carrito" e si mette a rovistare in un bidone dei rifiuti, magari entrandoci dentro. Automaticamente si immagina che siano persone che rovistano nei rifiuti per trovare qualcosa da mangiare e magari da rivendere per pochi pesos ad un mercato.
Invece niente di più sbagliato.
Intendiamoci, non è che rovistare nell'immondizia sia un bel lavoro, ma è di fatto un lavoro: queste persone infatti fanno quella che si chiama la "classificazione informale dei rifiuti", ovvero eseguono la raccolta differenziata che non fanno i cittadini e, raccogliendo cartone ad esempio, o bottiglie o quello che sia, nei loro carri, eliminano i rifiuti riciclabili dal circuito normale delle discariche e la portano nei punti di raccolta.
Sono anche organizzati in un sindacato, l'Union de Clasificadores de Residuos Sólidos, che spesso dialoga o si scontra coi i comuni per ottenere garanzie o condizioni di lavoro migliori.
E' per me una soluzione tipica di qui, un altro modo di "arreglar": è difficile educare le persone a fare la raccolta differenziata, soprattutto quando si ha a che fare con interi quartieri poco istruiti o in situazione di povertà, è complicata da organizzare e dispendiosa per i comuni più poveri, per cui la soluzione è far fare tutto a qualcuno che così ha anche un lavoro...
Certo, non ci si abitua a vedere ragazzi che si infilano nei bidoni per cercare materiali riciclabili, però a quanto pare il sistema è rodato e la gente non ci fa caso, anche se ci sarebbe sempre da domandarsi come vivono queste persone, condividendo i loro spazi coi cavalli e l'immondizia.
19.5.10
4.5.10
La grasera, come salvarsi
La grasera è una cosa nascosta, poco visibile generalmente, ma con la quale prima o poi ci si scontra, soprattutto se si ragiona da europei. E' una cosa da temere, ma è anche necessaria...
A parte questa intro misteriosa vado a spiegare cos'è 'sta maledetta grasera: è uso comune, quando si costruiscono le tubazioni per lo scarico delle acque bianche (lavandini, docce, ecc), mettere ogni tot dei "raccoglitori", in maniera da diminuire il numero di tubi necessari e regolarizzare il flusso dell'acqua, sono in pratica come dei secchi nei quali confluiscono vari scarichi e da cui parte un solo scarico, generalmente un po' più grande, attraverso il quale l'acqua può defluire (se qualche idraulico vuole correggere questa definizione cialtrona ben venga).
Ora, in Italia non ne ho mai viste nelle cucine, mentre ne ho viste nei bagni, solo che da noi si chiamano "pozzetti" e sono chiusi ermeticamente.
Uno dei compiti di tali pozzetti o grasere che dir si voglia è infatti anche quello di "decantare" l'acqua degli scarichi, facendo sì che le impurità maggiori e più pesanti si depositino sul fondo e, invece di andare via tutte insieme rischiando di otturare le tubazioni, defluiscano man mano lentamente ogni qual volta il pozzetto si riempie, smuovendole. Quando questo meccanismo cessa capita che sia necessario aprire il pozzetto e pulirlo, cosa che in genere fa un simpatico idraulico in possesso della misteriosa chiave segreta necessaria appunto per aprire il pozzetto, l'uso della quale in genere ci costa come minimo cento euro.
Anche in Uruguay il bagno ha la sua grasera, è dotata generalmente un tappo di facile apertura in maniera che sia agevole accedervi e tale tappo ha una griglia, cosicchè se per caso ci viene in mente di rovesciare un secchio d'acqua sul pavimento (o più facilmente se per una qualche motivo avviene un allagamento) non avremo nessun problema poiché l'acqua entrerà nella grasera e ciao.
Quello che però urta contro le abitudini di noi europei è la grasera della cucina: in Uruguay infatti anche la cucina ha la sua grasera, che ha un tappo senza nessuna griglia, anche perchè quello che succede è che nella grasera confluiscano i resti del lavaggio dei piatti, per cui immaginatevi cosa può scaturire da una specie di vasetto a livello pavimento sempre con un dito d'acqua dentro e con qualche avanzo che ci è caduto nello scarico del lavandino... molto meglio che sia tutto chiuso in maniera che non possano uscire odori.
Il punto dolente - da un certo punto di vista - però è proprio questa chiusura: i tubi di scarico non sono enormi e quindi l'acqua non defluisce velocemente, anzi, in genere defluisce "il giusto", e noi europei siamo abituati a buttare nel lavandino quasi qualsiasi cosa, dal riso in sù tutto finisce dentro lo scarico, confidando che tanto verrà portato via. Qui invece un po' rimane nella grasera, un po' effettivamente va nello scarico generale, contribuendo però solamente a intasarlo, rallentando ancora di più la discesa dell'acqua per cui, essendo che la grasera non è chiusa ermeticamente, il risultato ad un certo punto sarà che lavando i piatti vi troverete in cucina, coi piedi nell'acqua, stupiti dal fatto che dal nulla sgorghi acqua con schiuma.
La prima cosa che dovrete fare sarà ovviamente smettere di lavare i piatti, poi dovrete cercare la grasera, sperando che sia accessibile... per fare un esempio la mia si trova in una parte di pavimento nascosta dal mobile che sta sotto al lavandino, nel punto in cui si appoggia la bombola del gas¹, per cui per trovarla è bastato seguire l'acqua, per arrivarci ho dovuto spostare un po' di cose.
La seconda cosa da fare è aprire la grasera pregando che il tubo di scarico non sia intasato del tutto, perchè il quel caso bisogna passare la piano B. Se il problema è che l'acqua defluisce troppo lentamente allora probabilmente basterà pulire la grasera, svuotandola di tutto lo schifo che vi si sarà accumulato negli anni, e comprare un qualche prodotto per "la limpieza de las cañerias". Ne vendono di vari e la cosa migliore è aspettare la sera, buttare il doppio o il triplo della dose direttamente nella grasera, condire il tutto con acqua bollente cercando di non respirare i salubri vapori che si sprigioneranno e poi attendere che il mix durante la notte corroda tutto ciò che si è accumulato nei tubi. In genere questo trattamento libera lo scarico, per cui la mattina potrete rimettere tutto a posto.
Il piano B invece è più complesso, poichè innanzitutto bisogna un attimo capire se la grasera della cucina è connessa a quella del bagno (capita, e in questo caso se è quella del bagno a intasarsi lo scoprirete quando avrete finito di lavare i piatti...), se sì potrete calcolare più o meno la distanza fra le due, se no non potrete calcolare niente: il calcolo serve perchè in questi casi l'unico modo di provare a liberare un tubo è con la forza bruta, per cui bisogna comprare uno strumento apposito (di cui non conosco il nome) che è una specie di lunga molla che va infilata nel tubo otturato, spingendo e girando, il quale viene venduto in varie misure, per cui sapere che ne basta uno da 3 metri invece che da 10 è utile a risparmiare.
Alla fine comunque la cosa migliore è comprare un filtro per lo scarico del lavandino della cucina, il quale sarà piuttosto complicato da trovare e, tra l'altro, non impedirà ovviamente il passaggio di qualche residuo più piccolo, tipo chicchi di riso ecc, per cui quando lavate i piatti fate attenzione e pensate alla grasera...
A parte questa intro misteriosa vado a spiegare cos'è 'sta maledetta grasera: è uso comune, quando si costruiscono le tubazioni per lo scarico delle acque bianche (lavandini, docce, ecc), mettere ogni tot dei "raccoglitori", in maniera da diminuire il numero di tubi necessari e regolarizzare il flusso dell'acqua, sono in pratica come dei secchi nei quali confluiscono vari scarichi e da cui parte un solo scarico, generalmente un po' più grande, attraverso il quale l'acqua può defluire (se qualche idraulico vuole correggere questa definizione cialtrona ben venga).
Ora, in Italia non ne ho mai viste nelle cucine, mentre ne ho viste nei bagni, solo che da noi si chiamano "pozzetti" e sono chiusi ermeticamente.
Uno dei compiti di tali pozzetti o grasere che dir si voglia è infatti anche quello di "decantare" l'acqua degli scarichi, facendo sì che le impurità maggiori e più pesanti si depositino sul fondo e, invece di andare via tutte insieme rischiando di otturare le tubazioni, defluiscano man mano lentamente ogni qual volta il pozzetto si riempie, smuovendole. Quando questo meccanismo cessa capita che sia necessario aprire il pozzetto e pulirlo, cosa che in genere fa un simpatico idraulico in possesso della misteriosa chiave segreta necessaria appunto per aprire il pozzetto, l'uso della quale in genere ci costa come minimo cento euro.
Anche in Uruguay il bagno ha la sua grasera, è dotata generalmente un tappo di facile apertura in maniera che sia agevole accedervi e tale tappo ha una griglia, cosicchè se per caso ci viene in mente di rovesciare un secchio d'acqua sul pavimento (o più facilmente se per una qualche motivo avviene un allagamento) non avremo nessun problema poiché l'acqua entrerà nella grasera e ciao.
Quello che però urta contro le abitudini di noi europei è la grasera della cucina: in Uruguay infatti anche la cucina ha la sua grasera, che ha un tappo senza nessuna griglia, anche perchè quello che succede è che nella grasera confluiscano i resti del lavaggio dei piatti, per cui immaginatevi cosa può scaturire da una specie di vasetto a livello pavimento sempre con un dito d'acqua dentro e con qualche avanzo che ci è caduto nello scarico del lavandino... molto meglio che sia tutto chiuso in maniera che non possano uscire odori.
Il punto dolente - da un certo punto di vista - però è proprio questa chiusura: i tubi di scarico non sono enormi e quindi l'acqua non defluisce velocemente, anzi, in genere defluisce "il giusto", e noi europei siamo abituati a buttare nel lavandino quasi qualsiasi cosa, dal riso in sù tutto finisce dentro lo scarico, confidando che tanto verrà portato via. Qui invece un po' rimane nella grasera, un po' effettivamente va nello scarico generale, contribuendo però solamente a intasarlo, rallentando ancora di più la discesa dell'acqua per cui, essendo che la grasera non è chiusa ermeticamente, il risultato ad un certo punto sarà che lavando i piatti vi troverete in cucina, coi piedi nell'acqua, stupiti dal fatto che dal nulla sgorghi acqua con schiuma.
La prima cosa che dovrete fare sarà ovviamente smettere di lavare i piatti, poi dovrete cercare la grasera, sperando che sia accessibile... per fare un esempio la mia si trova in una parte di pavimento nascosta dal mobile che sta sotto al lavandino, nel punto in cui si appoggia la bombola del gas¹, per cui per trovarla è bastato seguire l'acqua, per arrivarci ho dovuto spostare un po' di cose.
La seconda cosa da fare è aprire la grasera pregando che il tubo di scarico non sia intasato del tutto, perchè il quel caso bisogna passare la piano B. Se il problema è che l'acqua defluisce troppo lentamente allora probabilmente basterà pulire la grasera, svuotandola di tutto lo schifo che vi si sarà accumulato negli anni, e comprare un qualche prodotto per "la limpieza de las cañerias". Ne vendono di vari e la cosa migliore è aspettare la sera, buttare il doppio o il triplo della dose direttamente nella grasera, condire il tutto con acqua bollente cercando di non respirare i salubri vapori che si sprigioneranno e poi attendere che il mix durante la notte corroda tutto ciò che si è accumulato nei tubi. In genere questo trattamento libera lo scarico, per cui la mattina potrete rimettere tutto a posto.
Il piano B invece è più complesso, poichè innanzitutto bisogna un attimo capire se la grasera della cucina è connessa a quella del bagno (capita, e in questo caso se è quella del bagno a intasarsi lo scoprirete quando avrete finito di lavare i piatti...), se sì potrete calcolare più o meno la distanza fra le due, se no non potrete calcolare niente: il calcolo serve perchè in questi casi l'unico modo di provare a liberare un tubo è con la forza bruta, per cui bisogna comprare uno strumento apposito (di cui non conosco il nome) che è una specie di lunga molla che va infilata nel tubo otturato, spingendo e girando, il quale viene venduto in varie misure, per cui sapere che ne basta uno da 3 metri invece che da 10 è utile a risparmiare.
Alla fine comunque la cosa migliore è comprare un filtro per lo scarico del lavandino della cucina, il quale sarà piuttosto complicato da trovare e, tra l'altro, non impedirà ovviamente il passaggio di qualche residuo più piccolo, tipo chicchi di riso ecc, per cui quando lavate i piatti fate attenzione e pensate alla grasera...
10.4.10
Arreglar
Arreglar si può tradurre in italiano con la parola "aggiustare", ma anche con "accomodare" e, dico io, anche con "far sì che in qualche maniera funzioni".
L'uruguay, come tutti i paesi dove vi è una massiccia importazione di moltissimi prodotti, è un paese dove l'"arreglo" è la regola, al contrario dello stile di vita europeo (e soprattutto statunitense) che ha come regola quello di buttare via ciò che si rompe, tanto se ne compra uno nuovo.
Io trovo questo molto positivo ed è una cosa a cui è semplice riabituarsi, tra l'altro mi pare molto più sensato provare a riparare (o a far riparare) un elettrodomestico che si rompe, ad esempio, piuttosto che comprarne uno nuovo...
L'altra cosa interessante è che con un po' di ricerca è possibile trovare sicuramente il pezzetto che si sta cercando per riparare il frullatore d'epoca: ai mercati (ferias) vi sono banchetti che vendono di tutto, stile balon di Torino, nei negozi si trovano componenti di tutti i tipi e, con un po' di pazienza e indicazioni, è facile imbattersi in un negozio che si chiama "casa del frullatore", dove non solo vengono venduti frullatori nuovi ma una gamma di pezzi abbastanza completa. I negozi "casa del" infatti a Montevideo sono vari e vanno dalla "casa del control remoto" (telecomando) fino alla "casa del tornillo" (vite), per cui è abbastanza facile, avendo mezza giornata libera per andare avanti e indietro per la città, trovare quello che si cerca.
Quello a cui bisogna invece abituarsi con un po' di fatica è quello che io chiamo scherzosamente lo stile di vita "uruguay natural", prendendo in giro lo slogan del ministero del turismo e dello sport.
In pratica il fatto di dover procedere per "arreglos" o il sapere che prima o poi un qualche arreglo andrà fatto o ancora immaginare che un arreglo non durerà all'infinito (almeno questi motivi mi immagino, per quanto ne esistano sicuramente di meno nobili) fa sì che spesso i lavori vengano fatti in maniera approssimativa. Gli stessi uruguayani concordano che qui la regola è, per dirla dolcemente, "fare le cose un po' così".
Personalmente non ho ancora avuto a che fare con nessun tecnico, che so, elettricista o idraulico tanto per dire, per cui non so riportare un'esperienza diretta, lo stile dei lavori comunque si può notare ovunque, anche durante una passeggiata: la foto di questo post l'ho fatta io ad un groviglio di cavi elettrici e di altri servizi dopo che hanno subito interventi diversi negli anni, oppure mi è capitato di notare all'ingresso di alcune case allacci all'acquedotto spuntare da terra, con contatore incastonato fra marciapiede e primo scalino dell'ingresso e tubi relativi messi un po' così (appunto) che tanto non danno fastidio a nessuno. Del resto perchè spaccare il marciapiede, spaccare il muro e mettere una scatola di metallo con dentro il contatore quando invece così costa meno, costa meno lavoro e non da fastidio a nessuno?
Se da un lato non si può dire che sia un ragionamento sbagliato, dall'altro per noi europei abituati alle nostre norme, sia estetiche sia legali, risulta comunque un po' strano abituarsi ad una maniera di fare i lavori che facilmente finisce col risultarci approssimativa.
Un'altra faccia di questa situazione è che in genere una cosa se non è completamente rotta, se funzionicchia, non si ripara né si sostituisce ma si continua ad usarla: prima di tutto costa cambiarla o ripararla, in secondo luogo se una cosa funziona così così non vuol dire che sia rotta, per cui o la si arregla in una qualche maniera, magari con un po' scotch, colla o fil di ferro, oppure niente, sta così, per cui magari per accendere la luce sarà normale dare un paio di cazzotti all'interruttore, ma in fondo che fastidio può dare veramente?
Insomma, per chi è abituato al perfezionismo sarà un problema, ma per chi è abituato a un po' di "hacking" (o se si preferisce possiamo chiamarlo "fai da te intraprendente") sarà più divertente, soprattutto una volta terminato il periodo d'inserimento, cosa che probabilmente coinciderà con l'aver imparato a memoria l'indirizzo della "casa del tornillo" ed essersi fatti amici i commessi ;)
L'uruguay, come tutti i paesi dove vi è una massiccia importazione di moltissimi prodotti, è un paese dove l'"arreglo" è la regola, al contrario dello stile di vita europeo (e soprattutto statunitense) che ha come regola quello di buttare via ciò che si rompe, tanto se ne compra uno nuovo.
Io trovo questo molto positivo ed è una cosa a cui è semplice riabituarsi, tra l'altro mi pare molto più sensato provare a riparare (o a far riparare) un elettrodomestico che si rompe, ad esempio, piuttosto che comprarne uno nuovo...
L'altra cosa interessante è che con un po' di ricerca è possibile trovare sicuramente il pezzetto che si sta cercando per riparare il frullatore d'epoca: ai mercati (ferias) vi sono banchetti che vendono di tutto, stile balon di Torino, nei negozi si trovano componenti di tutti i tipi e, con un po' di pazienza e indicazioni, è facile imbattersi in un negozio che si chiama "casa del frullatore", dove non solo vengono venduti frullatori nuovi ma una gamma di pezzi abbastanza completa. I negozi "casa del" infatti a Montevideo sono vari e vanno dalla "casa del control remoto" (telecomando) fino alla "casa del tornillo" (vite), per cui è abbastanza facile, avendo mezza giornata libera per andare avanti e indietro per la città, trovare quello che si cerca.
Quello a cui bisogna invece abituarsi con un po' di fatica è quello che io chiamo scherzosamente lo stile di vita "uruguay natural", prendendo in giro lo slogan del ministero del turismo e dello sport.
In pratica il fatto di dover procedere per "arreglos" o il sapere che prima o poi un qualche arreglo andrà fatto o ancora immaginare che un arreglo non durerà all'infinito (almeno questi motivi mi immagino, per quanto ne esistano sicuramente di meno nobili) fa sì che spesso i lavori vengano fatti in maniera approssimativa. Gli stessi uruguayani concordano che qui la regola è, per dirla dolcemente, "fare le cose un po' così".
Personalmente non ho ancora avuto a che fare con nessun tecnico, che so, elettricista o idraulico tanto per dire, per cui non so riportare un'esperienza diretta, lo stile dei lavori comunque si può notare ovunque, anche durante una passeggiata: la foto di questo post l'ho fatta io ad un groviglio di cavi elettrici e di altri servizi dopo che hanno subito interventi diversi negli anni, oppure mi è capitato di notare all'ingresso di alcune case allacci all'acquedotto spuntare da terra, con contatore incastonato fra marciapiede e primo scalino dell'ingresso e tubi relativi messi un po' così (appunto) che tanto non danno fastidio a nessuno. Del resto perchè spaccare il marciapiede, spaccare il muro e mettere una scatola di metallo con dentro il contatore quando invece così costa meno, costa meno lavoro e non da fastidio a nessuno?
Se da un lato non si può dire che sia un ragionamento sbagliato, dall'altro per noi europei abituati alle nostre norme, sia estetiche sia legali, risulta comunque un po' strano abituarsi ad una maniera di fare i lavori che facilmente finisce col risultarci approssimativa.
Un'altra faccia di questa situazione è che in genere una cosa se non è completamente rotta, se funzionicchia, non si ripara né si sostituisce ma si continua ad usarla: prima di tutto costa cambiarla o ripararla, in secondo luogo se una cosa funziona così così non vuol dire che sia rotta, per cui o la si arregla in una qualche maniera, magari con un po' scotch, colla o fil di ferro, oppure niente, sta così, per cui magari per accendere la luce sarà normale dare un paio di cazzotti all'interruttore, ma in fondo che fastidio può dare veramente?
Insomma, per chi è abituato al perfezionismo sarà un problema, ma per chi è abituato a un po' di "hacking" (o se si preferisce possiamo chiamarlo "fai da te intraprendente") sarà più divertente, soprattutto una volta terminato il periodo d'inserimento, cosa che probabilmente coinciderà con l'aver imparato a memoria l'indirizzo della "casa del tornillo" ed essersi fatti amici i commessi ;)
30.3.10
Il traffico
A Montevideo il traffico è quello di una città popolosa. Non eccessivo come Milano o con tante auto come a Torino, ma comunque il traffico c'è e l'ora di punta esiste, così come esistono i punti da evitare a certe ore.
Le questioni da tenere presente quando si guida a Montevideo non sono moltissime, ma sono importanti: proverò a dedicare un paragrafo ad ognuna, sperando che mi vengano in mente tutte.
La preferencia.
In Uruguay la precedenza è per chi viene da destra, il problema è la costruzione della viabilità, che a me personalmente ha lasciato un po' perplesso, poiché genera confusione. Quasi tutte le vie di montevideo sono "flechade", ovvero a senso unico, per cui è comune che se una via "scenda" la sua parallela "salga", per cui normalmente avremmo un sistema in chi viaggia nella via X dovrebbe dare la precedenza a destra una traversa su due (ovviamente se tutto fosse quadrato, e non sempre è così). Quando una via viene considerata importante o ad altro traffico e acquisisce la precedenza viene quindi "circondata" da cartelli "pare" (stop) e "ceda el paso" (dare la precedenza) agli incroci. Questo però capita piuttosto spesso, e capita anche piuttosto spesso che la via importante ne incroci un'altra più importante e che quindi perda il diritto di precedenza ma la debba dare. Tutto questo genera confusione perchè invece di essere la regola dare la precedenza a destra diventa l'eccezione, per cui o si sa di essere in una via con la precedenza o ci si trova a rallentare inutilmente ad ogni incrocio, visto che i segnali di inizio e fine del diritto di precedenza non esistono, inoltre fa sì che chi invece conosce bene le vie pretenda di andare piuttosto spedito e compia quindi le manovre necessarie per lasciare alle spalle gli sprovveduti che frenano agli incroci :)
In più ci sono i taxi e gli autobus, che hanno la necessità di andare in fretta, che non ci pensano minimamente a rallentare se hanno la precedenza...
La tecnica che io reputo migliore comunque è rallentare ad ogni incrocio, a meno che non ci si trovi in posti come boulevard o avenidas, dove di sicuro si ha il diritto di precedenza.
Los locos.
Gli uruguyani, in generale, guidano in maniera abbastanza, come dire, fantasiosa, nel senso che oltre alla confusione delle precedenze si aggiunge la fretta che hanno in molti, al di là dei taxisti, di andare dal posto X al posto Y, che si traduce in sorpassi azzardati, svolte che avvengono repentinamente e/o si restringono improvvisamente e così via, insomma, il normale armamentario di chi guida a Roma.
Altra somiglianza con Roma è l'improvviso fermarsi, penso che storicamente abbiano iniziato i taxi che al "para aqui esta bien" mettono (forse) la freccia e frenano, fermandosi quasi istantaneamente e provocando il patema d'animo all'automobilista che li seguiva a 60 all'ora. Questa abitudine si deve essere poi trasmessa a quasi tutti i possessori di auto, poichè lo fanno quasi tutti, per cui bisogna quantomeno aspettarsi che prima o poi l'auto davanti a noi si fermi quasi di colpo e ci costringa ad evitarla.
Interessante particolarità è che nelle vie con molto traffico è complesso per autobus, taxi, ed in generale per chi era parcheggiato, trovare lo spazio per ripartire: la soluzione scelta generalmente dagli autobus (che devono avere un sistema di scuola guida gemellato con quello torinese) è buttarsi in mezzo, tanto sono grandi, soluzione parzialmente adottata dai taxisti, dai possessori di fuoristrada (qui non ci sono tanti suv, per fuoristrada intendo quelli col cassone) e da tutti quelli che sono in attesa di immettersi da più di 7 minuti circa.
Diciamo che in generale la guida, pur non essendo uno dei posti più pericolosi che ho visto (provate Buenos Aires...), è abbastanza selvaggia e spontanea, per cui molti non mettono la freccia ma semplicemente frenano e girano, altri si fermano quando gli pare, altri svicolano alla vostra destra, ecc, tutte cose gestibili con un minimo di esperienza e un po' di prudenza comunque.
I pedoni.
I pedoni non hanno diritti. A parte ai semafori e a parte sulle strisce essi non possono aspirare ad attraversare la strada se vi sono auto in transito: nessuno si fermerà e nessuno cercherà di evitarli.
E' proprio così, ovvio che nessuno punta ad investire i pedoni ma nessuno parte con l'idea di fermarsi solo perchè un pazzo ha deciso di attraversare la strada, questo territorio dedicato alle auto. Vi venisse mai in mente di farlo cercate di guardare cento volte in ogni possibile direzione prima di correre verso l'altro lato della strada. Persino agli incroci non ci sono praticamente mai strisce pedonali: quasi sempre il corridoio entro il quale i pedoni possono passare è segnalato con due linee parallele bianche, senza alcuna zebratura, questo vuol dire che si consiglia di attraversare lì, ma non che le auto siano tenute a fermarsi per un qualche motivo.
Per riassumere: a Montevideo i pedoni attraversano se non ci sono auto o se un semaforo è verde o dice "cruce", in alternativa aspettano.
Alla fine diciamo che con un po' più di attenzione rispetto alla quale siamo abituati si riesce a sopravvivere, sia in auto che a piedi :)
Le questioni da tenere presente quando si guida a Montevideo non sono moltissime, ma sono importanti: proverò a dedicare un paragrafo ad ognuna, sperando che mi vengano in mente tutte.
La preferencia.
In Uruguay la precedenza è per chi viene da destra, il problema è la costruzione della viabilità, che a me personalmente ha lasciato un po' perplesso, poiché genera confusione. Quasi tutte le vie di montevideo sono "flechade", ovvero a senso unico, per cui è comune che se una via "scenda" la sua parallela "salga", per cui normalmente avremmo un sistema in chi viaggia nella via X dovrebbe dare la precedenza a destra una traversa su due (ovviamente se tutto fosse quadrato, e non sempre è così). Quando una via viene considerata importante o ad altro traffico e acquisisce la precedenza viene quindi "circondata" da cartelli "pare" (stop) e "ceda el paso" (dare la precedenza) agli incroci. Questo però capita piuttosto spesso, e capita anche piuttosto spesso che la via importante ne incroci un'altra più importante e che quindi perda il diritto di precedenza ma la debba dare. Tutto questo genera confusione perchè invece di essere la regola dare la precedenza a destra diventa l'eccezione, per cui o si sa di essere in una via con la precedenza o ci si trova a rallentare inutilmente ad ogni incrocio, visto che i segnali di inizio e fine del diritto di precedenza non esistono, inoltre fa sì che chi invece conosce bene le vie pretenda di andare piuttosto spedito e compia quindi le manovre necessarie per lasciare alle spalle gli sprovveduti che frenano agli incroci :)
In più ci sono i taxi e gli autobus, che hanno la necessità di andare in fretta, che non ci pensano minimamente a rallentare se hanno la precedenza...
La tecnica che io reputo migliore comunque è rallentare ad ogni incrocio, a meno che non ci si trovi in posti come boulevard o avenidas, dove di sicuro si ha il diritto di precedenza.
Los locos.
Gli uruguyani, in generale, guidano in maniera abbastanza, come dire, fantasiosa, nel senso che oltre alla confusione delle precedenze si aggiunge la fretta che hanno in molti, al di là dei taxisti, di andare dal posto X al posto Y, che si traduce in sorpassi azzardati, svolte che avvengono repentinamente e/o si restringono improvvisamente e così via, insomma, il normale armamentario di chi guida a Roma.
Altra somiglianza con Roma è l'improvviso fermarsi, penso che storicamente abbiano iniziato i taxi che al "para aqui esta bien" mettono (forse) la freccia e frenano, fermandosi quasi istantaneamente e provocando il patema d'animo all'automobilista che li seguiva a 60 all'ora. Questa abitudine si deve essere poi trasmessa a quasi tutti i possessori di auto, poichè lo fanno quasi tutti, per cui bisogna quantomeno aspettarsi che prima o poi l'auto davanti a noi si fermi quasi di colpo e ci costringa ad evitarla.
Interessante particolarità è che nelle vie con molto traffico è complesso per autobus, taxi, ed in generale per chi era parcheggiato, trovare lo spazio per ripartire: la soluzione scelta generalmente dagli autobus (che devono avere un sistema di scuola guida gemellato con quello torinese) è buttarsi in mezzo, tanto sono grandi, soluzione parzialmente adottata dai taxisti, dai possessori di fuoristrada (qui non ci sono tanti suv, per fuoristrada intendo quelli col cassone) e da tutti quelli che sono in attesa di immettersi da più di 7 minuti circa.
Diciamo che in generale la guida, pur non essendo uno dei posti più pericolosi che ho visto (provate Buenos Aires...), è abbastanza selvaggia e spontanea, per cui molti non mettono la freccia ma semplicemente frenano e girano, altri si fermano quando gli pare, altri svicolano alla vostra destra, ecc, tutte cose gestibili con un minimo di esperienza e un po' di prudenza comunque.
I pedoni.
I pedoni non hanno diritti. A parte ai semafori e a parte sulle strisce essi non possono aspirare ad attraversare la strada se vi sono auto in transito: nessuno si fermerà e nessuno cercherà di evitarli.
E' proprio così, ovvio che nessuno punta ad investire i pedoni ma nessuno parte con l'idea di fermarsi solo perchè un pazzo ha deciso di attraversare la strada, questo territorio dedicato alle auto. Vi venisse mai in mente di farlo cercate di guardare cento volte in ogni possibile direzione prima di correre verso l'altro lato della strada. Persino agli incroci non ci sono praticamente mai strisce pedonali: quasi sempre il corridoio entro il quale i pedoni possono passare è segnalato con due linee parallele bianche, senza alcuna zebratura, questo vuol dire che si consiglia di attraversare lì, ma non che le auto siano tenute a fermarsi per un qualche motivo.
Per riassumere: a Montevideo i pedoni attraversano se non ci sono auto o se un semaforo è verde o dice "cruce", in alternativa aspettano.
Alla fine diciamo che con un po' più di attenzione rispetto alla quale siamo abituati si riesce a sopravvivere, sia in auto che a piedi :)
25.3.10
Electricidad I
In uruguay l'elettricità arriva sempre e comunque tramite la UTE, che è il fornitore monopolista. I cavi di distribuzione sono quasi sempre esterni, su pali, e scorrono lungo le pareti esterne delle case in genere fra il piano terra e il primo piano, spesso sono anche visibili collegamenti "fantasiosi".
Quello che sappiamo comunque è che al di là di tutte le norme che siamo abituati a vedere rispettate l'elettricità ci è amica e viaggia tranquilla sui fili anche se ci sembra che debba esplodere tutto da un momento all'altro, per cui superato l'impatto iniziale ci si abitua a vedere anche all'esterno delle case cavi più o meno volanti e connessioni fatte con nastro isolante.
Ci sono due particolarità da tenere presente quando si giunge in Uruguay: la prima sono le prese, ce ne sono davvero di vari tipi diversi, ma non mancano in vendita sia i convertitori (ovviamente!) sia le ciabatte che possono incorporare non solo vari tipi di presa ma anche delle prese studiate per accettare praticamente tutti i tipi di spina. Scordatevi comunque, a meno che non usiate schuko, la sicurezza: sono in vendita per pochi pesos convertitori, spine e prese che sono estremamente pericolose, poiché hanno i contatti vicini ai fori e privi di protezione, cosa che potrebbe spingere un bambino a infilarci qualcosa, ad esempio.
Stessa cosa per le prese multiple, che qui si chiamano "trifasicos", esistono anch'esse di vari formati e di vari livelli di sicurezza, per cui quando chiedete un trifasico cercate di non puntare troppo al risparmio.
In generale nelle case sono presenti tipi diversi di presa, per cui non avrete problemi a trovare un punto dove collegare la vostra spina, io comunque in base alla mia esperienza elenco qui sotto i vari tipi di spina/presa che ho incontrato, il riferimento per i modelli è questa pagina:
A
C (CEE 7/16 e 7/17)
F (CEE 7/4)
F+E (CEE 7/7)
G (BS 1363)
I (IRAM 2073)
L (CEI 23-16/VII, 10 e 16A)
La seconda cosa da tenere presente riguarda il lavoro sugli impianti elettrici in Uruguay - quindi non una roba che si fa tutti i giorni - ed è la disposizione fase/neutro. In Uruguay la distribuzione avviene in corrente alternata trifase 400V, il che vuol dire che come in Italia vi sono 3 fasi alle quali, generalmente, si affianca un neutro. Dico generalmente perchè capita credo abbastanza spesso (nei due posti dove ho lavorato sugli impianti era così, ad esempio) che il neutro centralizzato sia assente e nel "quadro di distribuzione" del palazzo o del gruppo di case vengano prelevate due fasi in maniera da generare la tensione occorrente di 230V. Questo lo potrete verificare con un semplice cercafase poichè ovviamente si illuminerà sia toccando il terminale L sia toccando il presunto N.
Inoltre la colorazione dei cavi non è quella standard a cui siamo abituati ma segue una vecchia "moda" in uso in Italia qualche decina di anni fa: per ogni stanza la coppia fase/neutro ha un suo colore, per cui avrete ad esempio una stanza coi cavi tutti rossi, un'altra coi cavi tutti blu, e così via, senza poter distinguere tra fase e neutro se non sperimentalmente.
E' poi uso, non so se anche nelle case di recentissima costruzione, che ogni stanza abbia una scatola di derivazione dove sono posti dei fusibili, in maniera che in caso di corto circuito resti isolata solo quella stanza. Questo perchè qui i magnetotermici differenziali, soprattutto nelle vecchie costruzioni, spesso non esistono: la loro funzione è svolta da vecchi fusibili (quelli di ceramica bianca, per intenderci) e il distacco è effettuato da interruttori a leva.
Comunque la UTE sta pian piano cambiando tutti i contatori, mettendoli nuovi (non digitali, per fortuna) e provvedendo ad installare un magnetotermico a monte degli impianti.
Ora siete pronti per maneggiare spine, prese e cavi.
Quello che sappiamo comunque è che al di là di tutte le norme che siamo abituati a vedere rispettate l'elettricità ci è amica e viaggia tranquilla sui fili anche se ci sembra che debba esplodere tutto da un momento all'altro, per cui superato l'impatto iniziale ci si abitua a vedere anche all'esterno delle case cavi più o meno volanti e connessioni fatte con nastro isolante.
Ci sono due particolarità da tenere presente quando si giunge in Uruguay: la prima sono le prese, ce ne sono davvero di vari tipi diversi, ma non mancano in vendita sia i convertitori (ovviamente!) sia le ciabatte che possono incorporare non solo vari tipi di presa ma anche delle prese studiate per accettare praticamente tutti i tipi di spina. Scordatevi comunque, a meno che non usiate schuko, la sicurezza: sono in vendita per pochi pesos convertitori, spine e prese che sono estremamente pericolose, poiché hanno i contatti vicini ai fori e privi di protezione, cosa che potrebbe spingere un bambino a infilarci qualcosa, ad esempio.
Stessa cosa per le prese multiple, che qui si chiamano "trifasicos", esistono anch'esse di vari formati e di vari livelli di sicurezza, per cui quando chiedete un trifasico cercate di non puntare troppo al risparmio.
In generale nelle case sono presenti tipi diversi di presa, per cui non avrete problemi a trovare un punto dove collegare la vostra spina, io comunque in base alla mia esperienza elenco qui sotto i vari tipi di spina/presa che ho incontrato, il riferimento per i modelli è questa pagina:
A
C (CEE 7/16 e 7/17)
F (CEE 7/4)
F+E (CEE 7/7)
G (BS 1363)
I (IRAM 2073)
L (CEI 23-16/VII, 10 e 16A)
La seconda cosa da tenere presente riguarda il lavoro sugli impianti elettrici in Uruguay - quindi non una roba che si fa tutti i giorni - ed è la disposizione fase/neutro. In Uruguay la distribuzione avviene in corrente alternata trifase 400V, il che vuol dire che come in Italia vi sono 3 fasi alle quali, generalmente, si affianca un neutro. Dico generalmente perchè capita credo abbastanza spesso (nei due posti dove ho lavorato sugli impianti era così, ad esempio) che il neutro centralizzato sia assente e nel "quadro di distribuzione" del palazzo o del gruppo di case vengano prelevate due fasi in maniera da generare la tensione occorrente di 230V. Questo lo potrete verificare con un semplice cercafase poichè ovviamente si illuminerà sia toccando il terminale L sia toccando il presunto N.
Inoltre la colorazione dei cavi non è quella standard a cui siamo abituati ma segue una vecchia "moda" in uso in Italia qualche decina di anni fa: per ogni stanza la coppia fase/neutro ha un suo colore, per cui avrete ad esempio una stanza coi cavi tutti rossi, un'altra coi cavi tutti blu, e così via, senza poter distinguere tra fase e neutro se non sperimentalmente.
E' poi uso, non so se anche nelle case di recentissima costruzione, che ogni stanza abbia una scatola di derivazione dove sono posti dei fusibili, in maniera che in caso di corto circuito resti isolata solo quella stanza. Questo perchè qui i magnetotermici differenziali, soprattutto nelle vecchie costruzioni, spesso non esistono: la loro funzione è svolta da vecchi fusibili (quelli di ceramica bianca, per intenderci) e il distacco è effettuato da interruttori a leva.
Comunque la UTE sta pian piano cambiando tutti i contatori, mettendoli nuovi (non digitali, per fortuna) e provvedendo ad installare un magnetotermico a monte degli impianti.
Ora siete pronti per maneggiare spine, prese e cavi.
21.3.10
Omnibus (autobus) @ Montevideo
La città di Montevideo ha una popolazione di quasi un milione e mezzo di persone, possiede quindi un sistema di trasporto in autobus abbastanza potente, effettuato da diverse compagnie, che viene chiamato STM (sistema de transporte metropolitano). Gli autobus passano in maniera abbastanza frequente, ci sono linee notturne e, a parte la zona centrale dove incontrano più traffico, procedono abbastanza speditamente.
Scordatevi oviamente gli autobus di Torino, ad esempio, con pianale ribassato, aria condizionata e alimentati a metano: qui gli autobus sono diesel e, al massimo, vengono alimentati a biodiesel se sono abbastanza nuovi (e molti non lo sono), sono rumorosi, hanno l'autoradio e, particolare piuttosto interessante, vengono in qualche maniera "personalizzati" dai guidatori. Non ho capito infatti se ogni autobus viene guidato sempre dallo stesso autista, fattostà che capita di salire su un autobus e trovarsi, ad esempio, con il numero identificativo della vettura che si illumina lampeggiando ogni volta che l'autobus frena, oppure con qualche adesivo particolare, o magari con la colonna sonora di elvis presley. Devo dire la verità: me sembra una cosa simpatica.
Ogni compagnia e ogni linea può attuare due metodi differenti per l'acquisto del biglietto, che va effettuato a bordo: o ve lo fa il guidatore stesso, oppure un altro impiegato che si trova poco dopo. E' quindi consigliabile salire sull'autobus coi soldi giusti per il biglietto o comunque con una cifra sensata, non pensate che l'autista si metta a cambiarvi 500 pesos per un biglietto da 17, e se per caso lo fa non aspettatevi che ne sia contento. Con l'avvento del STM è possibile anche acquistare una carta con la quale, passandola in prossimità della macchinetta che stampa i biglietti, si paga, evitando così di rallentare troppo le operazioni di ripartenza e velocizzando la fila che a volte si forma.
Sempre grazie all'STM i biglietti che è possibile fare si sono moltiplicati in numero, per cui oltre al biglietto comune, che vi permette una corsa e basta, esiste allo stesso prezzo il biglietto da un'ora, più altre possibilità, che vanno comunicate al "cobrador" (colui che vi fa pagare il biglietto) prima di dargli i soldi.
Quindi si sale, si guarda se si deve pagare all'autista o ad un altro impiegato, si va, si dice ad esempio "dos de una hora porfavor", si prendono i biglietti che verranno emessi dalla macchinetta, si consegnano possibilmente 34 pesos o cifra simile, e ci si sposta avanti per permettere a chi è dietro di fare la stessa operazione altrettanto agilmente e velocemente :)
Tra l'altro, sempre parlando dell'STM, noterete ben presto come qui gli studenti e gli anziani non paghino l'autobus e, parlando invece delle persone, come sia assolutamente automatica e rispettata la preferenza per le donne incinta o che abbiano con sé un bambino, e la cosa vale anche per i papà :)
La prima cosa che comunque vi lascerà sicuramente spiazzati appena vi appresterete ad usare un autobus è la mancanza di mappe alle fermate, nonché in generale, che vi indichino dove siete e quale percorsi facciano gli autobus. La seconda cosa che vi spiazzerà ancora di più è che alle fermate (paradas) vengono indicati i numeri delle linee e sommariamente i loro percorsi, per punti chiave, ma solo a volte, per cui spesso vi troverete in fermate con scritto "parada: 61 62 140 141 147" e bon, o magari se siete particolarmente sfortunati alzerete lo sguardo in cerca di una qualche indicazione e troverete solo un laconico "parada omnibus" o "parada" attaccato ad un palo.
I montevideani ne sanno a pacchi, e vi sapranno dire che autobus prendere, ma partite sempre dal presupposto che se voi chiederete "come vado qui?" loro vi daranno indicazioni corrette per arrivare lì vicino, poiché ritengono che anche voi una volta arrivati nella zona saprete decidere a quale fermata scendere e quanto e verso dove camminare per arrivare a destinazione.
Viene qualche aiuto da internet, dove è possibile reperire indicazioni e percorsi mappati su montevideobus e in un'apposita sezione nel sito ufficiale della città, da qui potrete partire per farvi un'idea della linea da prendere, anche se dovrete avere in mente un'altra cosa: a Montevideo quasi tutte le strade sono "flechade", ovvero a senso unico, e in queste mappe a volte non viene indicato esattamente in quale via passa l'autobus ma solamente il suo percorso, per cui dovrete fare attenzione a non prenderlo in senso contrario, anche se in generale non è un problema: i percorsi sono praticamente tutti circolari per cui al massimo vi farete un giro panoramico della città.
Quando fate i conti per prendere un autobus tenete sempre in conto quanti siete e quanti biglietti in totale andrete a fare: a volte, se la destinazione non è lontana, con pochi pesos in più si può viaggiare in taxi.
Aggiungo una nota di colore interessante: pare che sia utile evitare, per quanto possibile, la linea 76 perchè... "la vida pasa, il 76 no" :)
Scordatevi oviamente gli autobus di Torino, ad esempio, con pianale ribassato, aria condizionata e alimentati a metano: qui gli autobus sono diesel e, al massimo, vengono alimentati a biodiesel se sono abbastanza nuovi (e molti non lo sono), sono rumorosi, hanno l'autoradio e, particolare piuttosto interessante, vengono in qualche maniera "personalizzati" dai guidatori. Non ho capito infatti se ogni autobus viene guidato sempre dallo stesso autista, fattostà che capita di salire su un autobus e trovarsi, ad esempio, con il numero identificativo della vettura che si illumina lampeggiando ogni volta che l'autobus frena, oppure con qualche adesivo particolare, o magari con la colonna sonora di elvis presley. Devo dire la verità: me sembra una cosa simpatica.
Ogni compagnia e ogni linea può attuare due metodi differenti per l'acquisto del biglietto, che va effettuato a bordo: o ve lo fa il guidatore stesso, oppure un altro impiegato che si trova poco dopo. E' quindi consigliabile salire sull'autobus coi soldi giusti per il biglietto o comunque con una cifra sensata, non pensate che l'autista si metta a cambiarvi 500 pesos per un biglietto da 17, e se per caso lo fa non aspettatevi che ne sia contento. Con l'avvento del STM è possibile anche acquistare una carta con la quale, passandola in prossimità della macchinetta che stampa i biglietti, si paga, evitando così di rallentare troppo le operazioni di ripartenza e velocizzando la fila che a volte si forma.
Sempre grazie all'STM i biglietti che è possibile fare si sono moltiplicati in numero, per cui oltre al biglietto comune, che vi permette una corsa e basta, esiste allo stesso prezzo il biglietto da un'ora, più altre possibilità, che vanno comunicate al "cobrador" (colui che vi fa pagare il biglietto) prima di dargli i soldi.
Quindi si sale, si guarda se si deve pagare all'autista o ad un altro impiegato, si va, si dice ad esempio "dos de una hora porfavor", si prendono i biglietti che verranno emessi dalla macchinetta, si consegnano possibilmente 34 pesos o cifra simile, e ci si sposta avanti per permettere a chi è dietro di fare la stessa operazione altrettanto agilmente e velocemente :)
Tra l'altro, sempre parlando dell'STM, noterete ben presto come qui gli studenti e gli anziani non paghino l'autobus e, parlando invece delle persone, come sia assolutamente automatica e rispettata la preferenza per le donne incinta o che abbiano con sé un bambino, e la cosa vale anche per i papà :)
La prima cosa che comunque vi lascerà sicuramente spiazzati appena vi appresterete ad usare un autobus è la mancanza di mappe alle fermate, nonché in generale, che vi indichino dove siete e quale percorsi facciano gli autobus. La seconda cosa che vi spiazzerà ancora di più è che alle fermate (paradas) vengono indicati i numeri delle linee e sommariamente i loro percorsi, per punti chiave, ma solo a volte, per cui spesso vi troverete in fermate con scritto "parada: 61 62 140 141 147" e bon, o magari se siete particolarmente sfortunati alzerete lo sguardo in cerca di una qualche indicazione e troverete solo un laconico "parada omnibus" o "parada" attaccato ad un palo.
I montevideani ne sanno a pacchi, e vi sapranno dire che autobus prendere, ma partite sempre dal presupposto che se voi chiederete "come vado qui?" loro vi daranno indicazioni corrette per arrivare lì vicino, poiché ritengono che anche voi una volta arrivati nella zona saprete decidere a quale fermata scendere e quanto e verso dove camminare per arrivare a destinazione.
Viene qualche aiuto da internet, dove è possibile reperire indicazioni e percorsi mappati su montevideobus e in un'apposita sezione nel sito ufficiale della città, da qui potrete partire per farvi un'idea della linea da prendere, anche se dovrete avere in mente un'altra cosa: a Montevideo quasi tutte le strade sono "flechade", ovvero a senso unico, e in queste mappe a volte non viene indicato esattamente in quale via passa l'autobus ma solamente il suo percorso, per cui dovrete fare attenzione a non prenderlo in senso contrario, anche se in generale non è un problema: i percorsi sono praticamente tutti circolari per cui al massimo vi farete un giro panoramico della città.
Quando fate i conti per prendere un autobus tenete sempre in conto quanti siete e quanti biglietti in totale andrete a fare: a volte, se la destinazione non è lontana, con pochi pesos in più si può viaggiare in taxi.
Aggiungo una nota di colore interessante: pare che sia utile evitare, per quanto possibile, la linea 76 perchè... "la vida pasa, il 76 no" :)
13.3.10
Taxi
I taxi sono uno dei metodi di spostamento più comuni: ce ne sono molti e, se non ne abusate, non costano poi molto. In generale sono onesti e muniti di tassametro, per cui il tassametro conta il tempo che passate in taxi e, giunti a destinazione, il numero mostrato dal tassametro verrà usato per mostrarvi su una tabella (ufficiale, ovviamente) il costo della corsa.
Non tutti amano i taxi per via del loro modo di guidare: il loro obiettivo, a meno che non siate o sembrate yankee belli cicciosi in attesa di buttare moneta forte, è quello di portarvi a destinazione in fretta, e in genere cercano di farlo, per cui aspettatevi abbastanza spesso manovre non dico spericolate ma un tantino azzardate, magari qualche sorpasso a destra, qualche strombazzata ai pedoni, cose così.
I taxi si prendono o alle fermate, dove qualcuno in cambio di qualche moneta che il taxista gli darà (non si offenderanno ovviamente se gli darete qualche pesos anche voi) fermeranno un taxi per voi e vi apriranno la porta, oppure ovunque: i taxi hanno un segnale "libre" dentro l'abitacolo, appiccicato sul parabrezza, se il segnale è acceso o comunque posto in posizione visibile (alcuni infatti si ritraggono) potete fermarlo segnalando la vostra necessità con la mano (come segnalareste ad un autobus di voler salire). Non tutti i posti sono validi per aspettare comunque: ci sono vie e incroci dove passano pochissimi taxi e ce ne sono altre molto trafficate dove i taxi sono quasi sempre pieni, per cui conviene non trovarsi in questi due estremi.
Le indicazioni da dare ai taxisti possono essere di due tipi: l'indirizzo, come quello a cui siamo abituati, o l'incrocio, che è quello più usato e anche più amato, poichè fornisce più riferimenti all'autista, vale quindi dire "vamos a Martínez Trueba 1164", ma è ancora meglio dire "vamos a Martínez Trueba y Durazno", anche perchè è probabile che nel primo caso l'autista poi vi chieda qualche informazione, come appunto l'incrocio. In nessuno dei casi è necessario dire per intero il nome della via ma basta la parte utile alla sua identificazione, così come non serve anteporre la toponomastica ("calle", "avenida", ecc...), a meno che non si parli di una piazza.
Una volta arrivati a destinazione se avete specificato il numero si metterà a cercarlo andando più lento, anche se i numeri in genere sono divisi per blocchi per cui è facile se si è abituati capire dove è localizzato più o meno un numero del blocco 11xx, se invece avete specificato l'incrocio vi chiederà dove volete fermarvi oppure lo fermerete voi nel punto corretto, con la frase di rito "para aquì està bien".
A quel punto dovrete pagare: è uso lasciare una piccola mancia, in genere non più di 5 pesos, per fare una cifra tonda, così se l'autista vi comunica 62 pesos è buona cosa lasciargliene 65, anche se nessuno vi farà storie se invece deciderete di pagare 62 pesos e basta.
Anche se non sono cari, anzi, proprio poichè danno questa sensazione, i taxi vanno comunque usati con parsimonia, altrimenti sarà facile trovarsi a fine giornata e scopire di aver speso 300 pesos (circa 10 euro al cambio attuale) per gli spostamenti, per cui se questo rischia di essere un problema meglio pianificare e mescolare i taxi con una buona dose di autobus.
Non tutti amano i taxi per via del loro modo di guidare: il loro obiettivo, a meno che non siate o sembrate yankee belli cicciosi in attesa di buttare moneta forte, è quello di portarvi a destinazione in fretta, e in genere cercano di farlo, per cui aspettatevi abbastanza spesso manovre non dico spericolate ma un tantino azzardate, magari qualche sorpasso a destra, qualche strombazzata ai pedoni, cose così.
I taxi si prendono o alle fermate, dove qualcuno in cambio di qualche moneta che il taxista gli darà (non si offenderanno ovviamente se gli darete qualche pesos anche voi) fermeranno un taxi per voi e vi apriranno la porta, oppure ovunque: i taxi hanno un segnale "libre" dentro l'abitacolo, appiccicato sul parabrezza, se il segnale è acceso o comunque posto in posizione visibile (alcuni infatti si ritraggono) potete fermarlo segnalando la vostra necessità con la mano (come segnalareste ad un autobus di voler salire). Non tutti i posti sono validi per aspettare comunque: ci sono vie e incroci dove passano pochissimi taxi e ce ne sono altre molto trafficate dove i taxi sono quasi sempre pieni, per cui conviene non trovarsi in questi due estremi.
Le indicazioni da dare ai taxisti possono essere di due tipi: l'indirizzo, come quello a cui siamo abituati, o l'incrocio, che è quello più usato e anche più amato, poichè fornisce più riferimenti all'autista, vale quindi dire "vamos a Martínez Trueba 1164", ma è ancora meglio dire "vamos a Martínez Trueba y Durazno", anche perchè è probabile che nel primo caso l'autista poi vi chieda qualche informazione, come appunto l'incrocio. In nessuno dei casi è necessario dire per intero il nome della via ma basta la parte utile alla sua identificazione, così come non serve anteporre la toponomastica ("calle", "avenida", ecc...), a meno che non si parli di una piazza.
Una volta arrivati a destinazione se avete specificato il numero si metterà a cercarlo andando più lento, anche se i numeri in genere sono divisi per blocchi per cui è facile se si è abituati capire dove è localizzato più o meno un numero del blocco 11xx, se invece avete specificato l'incrocio vi chiederà dove volete fermarvi oppure lo fermerete voi nel punto corretto, con la frase di rito "para aquì està bien".
A quel punto dovrete pagare: è uso lasciare una piccola mancia, in genere non più di 5 pesos, per fare una cifra tonda, così se l'autista vi comunica 62 pesos è buona cosa lasciargliene 65, anche se nessuno vi farà storie se invece deciderete di pagare 62 pesos e basta.
Anche se non sono cari, anzi, proprio poichè danno questa sensazione, i taxi vanno comunque usati con parsimonia, altrimenti sarà facile trovarsi a fine giornata e scopire di aver speso 300 pesos (circa 10 euro al cambio attuale) per gli spostamenti, per cui se questo rischia di essere un problema meglio pianificare e mescolare i taxi con una buona dose di autobus.
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